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Il Manifesto della lunga vita
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“L’immortalità non interessa alla scienza: il suo fine non è allungare il tempo dell’esistenza, ma il tempo senza sofferenza e dolore, e quindi garantire la migliore qualità di vita al maggior numero possibile di persone.
Con questo intento si è sviluppata la medicina antiaging, nata dalle conoscenze del DNA, che ha l’obiettivo di mantenere il più a lungo possibile la giovinezza delle nostre cellule (o almeno di alcune) per evitare e prevenire le malattie degenerative legate all’invecchiamento, con il risultato di aumentare anche la durata della vita. Si tratta di una rivoluzione silente che sta trasformando culturalmente la medicina da esclusivamente ‘terapeutica’ in ‘predittiva’, e che è descritta con grande profondità e ricchezza di spunti di riflessione dai contributi sul tema raccolti con sapienza e creatività da Paolo Marandola e Francesco Marotta in questo ‘manifesto di lunga vita’.
Ma se in base al nostro DNA potremmo vivere in media 120 anni, è giusto spingersi fino al limite?
Pur accettando ‘scientificamente’ la fine della vita, non vedo perchè dovremmo opporci ‘eticamente’ a un suo prolungamento in condizioni di lucidità di pensiero e autonomia fisica. Se una persona sarà in grado di godere della propria esistenza e contribuire alla cultura e alla ricchezza della comunità in cui vive, non c’è ragione di temere un mondo più longevo. E se il pensiero scientifico ci aiuta a non avere paura della morte, tanto più ci può aiutare a non avere paura della vita: la più lunga e la più sana possibile”.

 

Dalla Prefazione di UMBERTO VERONESI

   
  Recensione di Pino Nicotri, giornalista de L’Espresso
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